ULTIMI COMMENTI
Giuliano ciao ieri sera, dopo aver messo a dormire le bimbe, visto che ero in casa sola, mi sono g ...continua
MOSTRA DA VEDERE!! BRAVISSIMI RAGAZZI. ED IL FILM E' DAVVERO BEN FATTO. NON VI SIETE SMENTITI. ...continua
vista la mostra ieri, fantastica, complimenti a tutti ...continua
Blog
Diario di viaggio di Valerio Ferrario 12 agosto 2009
In Pakistan, poco dopo il centro abitato di Besham inizia la Karakoram Highway (KKH), la versione moderna dell’antica “Via della Seta” che portava nel Medioevo le merci preziose dall’Oriente all’Occidente; su di essa sono stati commessi i più sanguinari furti alle carovane tanto da rinominarla “Via del Sangue”.
Il tutto si svolgeva sul dorso dei muli e continua a svolgersi tuttora a bordo di coloratissimi e rumorosissimi camion che in fila indiana percorrono una strada che si snoda per migliaia di chilometri tra il Pakistan fino in Occidente.
Anche noi trasportiamo su questa via dei beni preziosi: le Royal Enfield.
Lo scenario è semplicemente meraviglioso: In Pakistan la strada, interrotta ogni 100 metri da lavori stradali di appalto cinese con manodopera locale, si srotola tra le montagne del Karakoram, inerpicandosi da un’altezza di 1000 metri sul livello del mare fino al Kungerab Pass, che fa da confine con la Cina, ad un altezza di 4800 metri: da togliere il fiato per la bellezza ma anche per l’effettiva mancanza di ossigeno.
È in queste condizioni che ci si arrende alla sconcertante grandezza della natura: il fiume Indus è impetuoso, le montagne sono impressionanti per la loro stazza (qui ci sono alcuni 8000 e parecchi 7000 che se ne stanno lì di fianco a noi, impassibili e affascinanti), i ghiacciai forniscono acqua a cascate e torrenti, le pietraie si alternano alle foreste, le nevi perenni alle dune di sabbia, il cielo è in continuo movimento con nuvole e schiarite, pioggia battente e sole bruciante su ambienti desertici e vallate a picco.
Ti senti minuscolo al cospetto di tutto ciò, capisci immediatamente che per la natura sarebbe un attimo portarti via lungo un dirupo o nei vortici del fiume, ma in sella alle nostre altrettanto minuscole ma orgogliose motociclette ci sentiamo fieri e felici di essere qui.
Entrati in Cina ci viene di nuovo confermata la stessa contrapposizione tra la grandezza ieratica della natura e la piccolezza a volte non solo fisica dell’uomo: i panorami sono sempre meravigliosi, ma il regime dello Xin Jian, per problemi politici ha oscurato internet, limitato le telecomunicazioni internazionali e alla frontiera zelanti doganieri in divisa verde e facce da bambini ci sequestrano il telefono satellitare. L’uomo riesce a volte ad essere davvero piccolo nelle sue manifestazioni di finto potere. Siamo isolati dall’Occidente per 4 giorni, ma arrivati in Kirgistan, dove i panorami continano ad essere spettacolari con vallate e praterie da fare invidia al Nevada dei cowboys, riusciamo di nuovo a collegarci con il resto del mondo ed a farvi pervenire le nostre ultime sensazioni di viaggio dal villaggio di Kazarman, nonostante 320 chilometri di duro, polveroso ed insidioso sterrato e quattro passi montani intorno ai 3000 metri, in parte percorsi nel buio più assoluto.
Madre natura è potente, ma la nostra natura di ostinati centauri tecnologici non scherza.
Valerio Ferrario
Commenti
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mar."
Nulla di più meraviglioso e frustrante al tempo stesso che sentirsi piccoli davanti all'immanenza di una montagna o all'ottusità di un regime.
Ma di tutto questo volenti o nolenti ne facciamo parte e se a volte ciò fa paura a volte
ci fa capire che in realtà apparteniamo, noi tutti, a qualcosa di estremamente più grande e complesso.
Dobbiamo solo lasciarci andare e fluire nell'esistere di tutto ciò che ci circonda.
un bacio e un plauso alla tua perfetta e profonda semplicità.
Sele

